(A)mare

Qualcuno una volta mi disse: “Il mare ti rigenera”.
È vero.
Il mare mette al loro posto frammenti non ancora definiti.
Come pezzi di un puzzle che non hanno ancora una collocazione esatta.
Cicatrizza le ferite più velocemente.
Spesso ci vado quando cerco risposte e non so cosa fare.
Riesce a liberarmi la mente.
Lo guardo, e senza un motivo, sorrido.
Lo osservo.
Lo sento.
E altrettanto spesso mi chiedo se quella linea in lontananza, è l’orizzonte o il confine.

Chiedetemi cos’è il mare.
Non vi parlerò delle sue diverse tonalità di azzurro, né di quanto sia profondo ed inesplorato, e nemmeno della sua immensità.
Ma vi racconterò di come riesce a restituire tutto, nonostante abbia la potenza di togliere tanto.
Vi racconterò della quiete in superficie, mentre cela sorprese e meraviglie al di sotto di essa, nei suoi abissi. Dei suoi lati oscuri, dei suoi misteri e della sua imprevedibilità.
Un po’ come le persone.
Come chi cerca di restare a galla, mentre prova ad annegare i pensieri nel blu più profondo.
Un po’ come me, che lo amo il mare.
Come quando mi disegno confini e limiti, ma su diverse tonalità di grigio.
A volte profondo, ma negli abissi.
Pericoloso, ma per me stesso.
Calmo e silenzioso in superficie, ma impetuoso dentro.

Ora immaginate se il mare fosse sostituito da una persona.
Qualcuno che riesca a liberarvi dal groviglio di pensieri e che vi faccia sorridere senza la necessità di un perché.
Qualcuno che non pone limiti, ma orizzonti.
Qualcuno fatto di mille colori con i quali dipinge anche la vostra vita.
Qualcuno che non resti in superficie, ma si tuffi in profondità.
Qualcuno vero, costante e pieno.
Io le chiamo persone salvavita. Fatti di salsedine che ti resta appiccicata addosso e che non vorresti più lavare via. 

Forse nuoteremo nel profondo con chi è così simile a noi.
Forse resterà solo il bisogno e la necessità di trattenere il respiro.
Forse finiremo per annegare.
Forse, tutto questo, sarà solo utopia.

Sento il mare
Non sento a-mare